FERENTO

Le rovine della città romana di Ferento sorgono sulla collina di Pianicara, a circa 7 Km da Viterbo lungo la strada Teverina in direzione di Celleno. La città è attraversata dalla via Publica Ferentiensis che dalla via Cassia, all’altezza delle terme del Bacucco, si dirigeva verso Falerii Novi, altro importante centro romano del periodo tardo repubblicano. Poco più a sud di suddetta via (Decumanus maximus), sorgono i resti del teatro e delle terme. Del teatro, costruito durante il regno di Augusto e trasformato restaurato durante il periodo severiano, si conservano notevoli avanzi della scena, di cui rimane il pulpito e il piano inferiore della frons scaenae con basamento in opus reticulatum e l’elevato in laterizio, ora spogli quasi completamente dei rivestimenti marmorei, mentre della cavea sussistono ancora tutte le arcate esterne in grossi blocchi di peperino. Adiacenti al teatro sono le terme, grandioso edificio in laterizio con specchi in opera reticolata: ne è ricostruibile la pianta e sono riconoscibili per la maggior parte gli ambienti tipici, di cui restano ruderi imponenti e vari pavimenti a mosaico con disegni geometrici in bianco e nero e tracce dei rivestimenti marmorei e degli intonaci. La restante parte della città non è stata ancora esplorata, salvo in alcune zone, dove l’Università della Tuscia da diversi anni vi sta conducendo delle campagne di scavo. Poche  notizie si hanno della storia di Ferento durante il periodo imperiale con la fine del quale venne quasi del tutto abbandonato: i sepolcreti barbarici scoperti fra le rovine delle terme dimostrano che la città era ridotta, come molti altri centri, ad un piccolo nucleo abitato. Sopravvisse tuttavia come modesto centro  fino al 1172, anno in cui fu conquistato e raso al suolo dai Viterbesi.

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